Frascati ricorda Sandrone con un murales di Gofy

Umberto Andreacchio

“Dai diamanti non nasce niente, dal letame nascono i fiori”. Cinquant’anni fa De Andrè cantava così, e le sue parole oggi non potrebbero suonare più attuali. Come per le “puttane” di cui scriveva il cantautore genovese, anche gli edifici o i muri lasciati a loro stessi e alla loro decadenza sono sotto gli occhi di tutti, ignorati e maltrattati, mentre in pochi hanno il coraggio e la sensibilità di vedere in essi qualcosa di più, e di trasformarli in veri e propri fiori, o meglio in vere e proprie opere d’arte.

In molti sono a conoscenza dei grandi spazi riqualificati grazie alla street art, specialmente a Roma in zone come Pigneto, Trullo, San Lorenzo, ma in pochi sanno che qualcosa si sta muovendo anche in provincia, soprattutto ai Castelli Romani.

A Pavona, parleremo dei murales realizzati da Krayon e da Leticia Mandrogora, rispettivamente presso l’oratorio della parrocchia Sant’Eugenio e sulla facciata delle case popolari di Via Roma. Il primo è dedicato a nove vittime di mafia, il secondo rappresenta invece la vittoria della bellezza e dell’etica a discapito del degrado e dell’illegalità.

Ma parliamo anche di Frascati, che ha visto la realizzazione di un murales raffigurante Alessandro Liberati, da tutti conosciuto e soprattutto amato come Sandrone, personaggio storico della cittadina, venuto a mancare nel 2015. L’opera è stata realizzata da David De Angelis, in arte Gofy, illustratore, grafico e street artist romano, nonché direttore artistico di Giornalisti Nell’Erba, testata che tratta temi ambientali ma non solo, che si è prestato gentilmente ad alcune nostre domande e curiosità.

Ciao David, innanzitutto grazie per la tua disponibilità, immagino sia molto impegnato tra le tue mille attività. Come ti sei avvicinato alla street art?

Mi sonoavvicinato alla street-art tramite il writing[1], ho iniziato a dipingere nel 1999 e già nelle idee c’era il desiderio di realizzare grandi muri decorandoli non solo di lettere ma anche di immagini figurative. Pensando alle mie origini nel writing e sebbene la tag (firma) sia la base della creazione e della comunicazione di questo movimento, potendo tornare indietro, mi concentrerei più su quello che sto facendo adesso piuttosto che taggare muri in ogni dove. Con il tempo il mio stile si é evoluto e la voglia di realizzare opere più grandi e con maggiore progettualità si é imposta, permettendomi così di migliorare e aprirmi ad un nuovo genere.

Quanto è importante per te e per gli altri street artist dare vita, anzi dare nuova vita, a luoghi ed edifici che altrimenti rimarrebbero nel dimenticatoio e nell’indifferenza? E soprattutto, cosa provi durante e dopo la realizzazione delle opere?

Di base sento la necessità di continuare a tenere in vita la mia tag, la maturità artistica mi spinge verso la realizzazione di opere più “responsabili” nei confronti del bene comune. In seconda istanza la volontà di rigenerare luoghi che molto spesso hanno perso la loro identità. “Donare” un’opera alla collettività mi fa sentire bene, mi piace pensare che ci passeranno persone davanti e che qualcuno rifletterà su quello che ho fatto. Durante la realizzazione del muro ho in mente solo il disegno, c’è grande concentrazione, non penso ad altro sono immerso completamente nella scelta del passaggio da effettuare subito dopo, la scelta di un colore o di un tappino.

Come detto sopra, sei l’artefice del murales su Sandrone, personaggio storico di Frascati. Cosa significa per te, che appartieni a quelle zone, dare importanza alla provincia e alla periferia?

Sandrone ha caratterizzato un periodo ben preciso della mia vita, è stato una costante figura che mi ha accompagnato da quando andavo a scuola. Con il tempo ho imparato a conoscerlo, eravamo amici anche se non ci frequentavamo, ci conoscevamo da tanti anni, tante le storie che mi ha raccontato, tanti i passaggi che gli ho offerto, le chiacchiere al comune, un caffè insieme, una sigaretta. Il mio è stato un omaggio, quello che potevo dare. Ricordo la grande partecipazione del territorio per la realizzazione del murales, le scatole in metallo per la raccolta fondi per il murales nei pub di frascati, la lunghissima ricerca del muro, la disponibilità del comune di Frascati. Nei giorni della realizzazione, era febbraio, tornavo a casa irrigidito dal freddo, le persone passavano a salutarmi, a salutare Sandrone, a condividere momenti condivisi con lui, venivano e mi aiutavano con un caffè, mi emoziono ancora pensandoci. Penso sia l’opera che mi ha trasmesso più potenza ed emozioni di tutte, energia pura. Adesso passando con la macchina lì davanti rallento, alcune volte mi fermo, lo saluto, controllo che sia tutto ok, ci guardiamo a distanza. La realizzazione di quel muro ha creato tanti consensi, ovviamente tante polemiche, credo di aver dato la possibilità a molte persone, che non conoscevamo la street art, lo spunto per riflettere su questo tipo di espressione artistica.

Immagino già la risposta, ma mi fido più di te che lavori nel settore: ci sono differenze tra l’Italia e gli altri paesi per quanto riguarda l’importanza ed il trattamento riservati agli artisti come te e alla street art in generale?

Questa è una domanda veramente difficile. Abbiamo differenti idee concettuali su quest’arte già da regione a regione. Quindi la risposta è sì, ci sono grandissime differenze. Abbiamo bravissimi artisti italiani che vanno a dipingere in tutto il mondo. Artisti che molto spesso hanno trovato la loro strada prima all’estero che in Italia, le cose vedo che stanno cambiando. Quello che vorrei è che ci fosse più fiducia nelle nostre capacità, mi piacerebbe vedere muri di cemento colorati, illustrati a dovere per raccontare storie. Spero in futuro di vedere più movimento dal basso, la street-art italiana sta andando verso una commercializzazione, a mio parere triste. Spero di vedere realizzazioni collettive, movimenti di realizzazioni più sociali, e con partecipazione viva ed emozionata. Spesso quando ci chiamano per un lavoro o quando mi spulcio qualche bando, il costo al metro quadro per la realizzazione di un’opera è inferiore al prezzo di un pittore imbianchino. Ci sarà sempre qualcuno che realizzerà quel muro, ma va da se che la qualità del disegno, il tempo, saranno sempre stati sacrificati.

Sarei curioso di sapere come scegli i soggetti delle tue opere, ed in particolare come nasce il processo creativo.

Dipende tanto da che periodo sto attraversando, le idee arrivano nei momenti imprevedibili, sono alcune volte flash, alcune volte quando arrivo nel momento di volerle abbozzare sulla carta le ho perse. Spesso però trovo prima il muro e mi faccio ispirare dal posto. A quel punto partono i bozzetti, gli studi delle proporzioni, della fattibilità di alcune linee, e poi dal processo creativo, si passa alla realizzazione del progetto. Giorni di lavoro, litri di vernice, con un occhio sempre al meteo della settimana.

C’è un personaggio a cui ti ispiri, del mondo dell’arte visiva ma non solo, al quale vorresti dedicare un’opera?

Molto spesso quando dipingo, ricordo il mio primo murales, e la prima persona che guardando i miei disegni mi ha portato sul muro per vedere come me la cavavo. Ero piccolo 14 anni e quella notte di marzo, non me la scorderò mai. Nel mondo dei graffiti sto seguendo tante persone, le studio, cerco di capire alcuni effetti che realizzano, tra i veterani c’è Ta550 della Ma Claim (Germania), lui da sempre è ad un livello superiore nella tecnica spray, poi c’è Belin (Spagna), James Bullock (USA) e tantissimi altri.

Immagina di avere carta bianca… esiste un posto, un edificio a cui vorresti dare nuova linfa? Stiamo fantasticando quindi puoi anche esagerare, tipo il Colosseo!

In realtà il posto dove vorrei dipingere tanto è ai Castelli Romani, sembrerà strano, ma a parte Sandrone, ho avuto veramente poca disponibilità a farmi lasciare concessioni e muri, e dopo aver dipinto a Milano più volte, Torino, Napoli dove ritornerò a marzo, ovviamente a Roma, mi sento che devo realizzare qualcosa per i miei posti. Vorrei realizzare qualcosa di bucolico, neorealista, vorrei lasciare qualcosa di bello che racconti il nostro territorio, i suoi prodotti, le sue persone ed il legame con la terra.

Una domanda da appassionato di musica. Quando lavori cosa ascolti?

Quando dipingo vado sempre con le cuffie e mentre disegno seguo il ritmo di musica, quella che preferisco è il Rap e a cascata in realtà poi sento un po’ di tutto da Stevie Wonder a Bob Marley ai Pearl jam o AC/DC. Necessario avere le cuffie ben aderenti ed immergermi nel ritmo, qualsiasi esso sia…tranne Gigi D’Alessio! (ride, ndr)

Prima di salutarti, ho un’ultima curiosità. Ci puoi anticipare qualcosa sul prossimo progetto in cantiere, o su qualche idea che svilupperai a breve?

In cantiere c’è la realizzazione di tre opere sui racconti del Mediterraneo, anzi ne approfitto e lancio un appello, se qualcuno ha un muro dove può farmene realizzare una…

Queste opere compongono un trittico, hanno i colori del mare, e raccontano le storie di chi quel mare lo ha attraversato per cercare una soluzione, una possibilità di vita. Sono opere intense ed emozionanti. il processo creativo di questo trittico nasce dalla riflessione che questo periodo storico mi sta facendo vivere e vorrei dire la mia, nel modo migliore in cui riesco a dirlo.

Grazie ancora David, ti faccio un grande in bocca al lupo ed un ringraziamento da parte di tutti per il tuo contributo alla riqualificazione del nostro territorio.

Grazie a voi della disponibilità, spero di conoscervi al più presto e di poter realizzare qualcosa con voi.

Umberto Andreacchio


[1] espressione della propria creatività tramite interventi pittorici sul tessuto urbano, spesso non autorizzati e pertanto da considerare atti vandalici e puniti secondo le leggi vigenti.

Stadio di Frascati

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