Castel Gandolfo

Castel Gandolfo

Il terminal bus di Castel Gandolfo accoglie i turisti in visita, con una galleria di murales a cielo aperto.
Ogni opera ha i suoi simboli, e raccoglie tutta la passione di chi l’ha disegnata, e ogni artista, oltre alla firma, su quel muro ha lasciato un messaggio più o meno evidente che cammina accanto al visitatore lungo tutto il percorso.

La città sospesa di Alessandra Carloni (1) scorre lungo una rampa di entrata al sito a bordo di una nave volante; il vento spinge il viaggiatore verso un approdo per poi tornare ad affacciarsi sognante sulle sponde di un lago; i suoi personaggi si mescolano al paesaggio emergendo dalle nicchie della pensilina e nella nicchia centrale un uomo e una donna si incontrano sullo sfondo di un altro sogno.

Nella fantasia trovano posto la realtà e la speranza con l’omaggio di Morden Gore (2) alle donne siriane, raffigurato da un volto di donna che fugge con lo sguardo dalla guerra, al dente di leone soffiato da una bambina verso quel mare che ha visto partire i suoi fratelli.
Gli esseri umani e la natura diventano emblemi interscambiabili di un destino sconosciuto.
Dalle altre nicchie della pensilina e lungo il sottopasso colpisce l’intimità dei paesaggi di Kristina Milakovic (3), il suo tratto prima “colato”, poi attentamente rifinito, che d’istinto confonde e poi rapisce.
La sua è una scelta cromatica che accarezza il nero e il grigio dei fondi riutilizzando gli stessi colori e aggiungendo sprazzi di luce e di azzurro.

I ritratti di Tina Loiodice (4) scaldano il cuore attraverso gli occhi della gioventù e dell’età adulta; i bambini e la donna, temi cari all’artista che conferma ancora una volta la sua passione per l’arte e la sua vivida capacità espressiva.

I suoi visi si mescolano all’aura di sogno che pervade tutta l’area fino al tunnel dove l’immagine di una fanciulla è cullata da un’onda di margherite e pois e celebrata da una citazione di Einstein scritta come la scriverebbe un bambino.

Sul piazzale del terminal e su una parete attigua l’artista Neve (5) propone il corpo adagiato della Vergine e un suo volto illuminato da un Gesù nascosto; entrambe le opere evidenziano lo studio della luce e lo stile iperrealista di caravaggesca memoria.

All’interno della scala che porta il visitatore al piano strada si può ammirare un eden di alberi antropomorfi realizzati dall’artista Mauro Sgarbi (6), un’opera che circonda il visitatore tanto da farlo sentire veramente in uno spazio parallelo surreale.

 

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