Hinterland chiama Roma, un murales nel linguaggio dei segni per ricordare che ci siamo

Quando si vive nell’ombra di una grande e popolosa città, piena di cittadini votanti e ricca delle più disparate problematiche, si corre il rischio di subirne gli influssi negativi. Di passare da giardino della città dove andare a passeggio, mangiare e prendere l’aria buona, a cortiletto dove accatastare quello che non si ha voglia di tenere in casa.

Un posto dove creare discariche, centri di smaltimento, centri merci, dove acquistare edifici per farne case popolari, dove costruire quartieri che sulla carta sembrano sogni e nella realtà somigliano più a piccoli ghetti. Portando tutti questi problemi lontano non solo dalle belle strade del centro, ma a chilometri e chilometri persino dalle estreme periferie romane.

A Pavona, in via Roma, è accaduto qualcosa del genere. Un bel numero di persone residenti a Roma sono state trasferite qui, ben lontane dalla città dove vivevano. Non è troppo difficile immaginare i disagi che questo ha procurato loro, né quelli che la piccola frazione di Albano Laziale ha ricevuto trovandosi improvvisamente sul territorio un bel po’ di gente che aveva bisogno di servizi e supporto. Con un budget tuttavia ben diverso da quello della Capitale.

Proprio in via Roma il Musac, in collaborazione con Enel, ha chiesto aiuto a un artista italiano, Morden Gore, per dare vita a un’opera di street art su una cabina Enel. L’artista ha proposto un’idea molto azzeccata, richiamare l’attenzione della città di provenienza della gente di quel quartiere, affinché non si dimentichi di loro. Così Morden Gore ha realizzato un’opera dove la parola Roma è stata raffigurata nel linguaggio dei segni sulle quattro pareti della cabina. Roma perché su via Roma, Roma perché lì c’è un pezzettino della popolazione di Roma, Roma perché dall’hinterland parte un richiamo a non considerare l’hinterland una discarica, ma un giardino.

«Pavona è una periferia difficile, una città-dormitorio di una delle metropoli più belle del mondo, dove sono pochi, se non inesistenti, gli spazi dove i bambini posso giocare e crescere serenamente diventando uomini giusti», così parla l’artista Morden Gore commentando il progetto. «Il Musac (Museo di Street Art dei Castelli) si pone come obiettivo, a differenza di tante associazioni che promuovono la street art, di far corrispondere la riqualificazione estetica ad una riqualifica reale, favorendo aggregazione e senso di comunità, con la creazione di biblioteche, parchi, giochi in strada. Mi è capitato spesso di rifiutare grandi muri periferici (a malincuore) perché si trattava di una sola riqualifica estetica, in mezzo al degrado e ai problemi che comunque rimanevano. La street art non serve a nascondere la polvere sotto il tappeto, ma ad alzare il tappeto e mostrare la polvere. È per questo che ho deciso di aderire a questo progetto».

Sulla scia del progetto “La città dei bambini”, che promuove i ragazzi come parametro delle politiche urbane, l’iniziativa è un’idea dell’associazione Museo di Street Art dei Castelli (Musac). Ecco il commento del nostro presidente, Marco Alteri.«Via Roma può diventare la East Side gallery dei Castelli Romani, dove la bellezza dell’arte di strada ha il compito ambizioso di infrangere barriere invisibili tra le persone. La raffigurazione della parola “Roma” tramite la lingua dei segni di Morden Gore richiama l’attenzione sul bisogno dei bambini di avere una città in grado di accoglierli. Si aggiunge al grande volto di donna disegnato sulla stessa strada nel 2017 da Leticia Mandragora, come metafora della bellezza in lotta con il degrado sociale e ambientale. La street art è dotata non solo di un valore artistico, ma anche sociale, e via Roma ha la capacità di esaltare questo suo compito».

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